DUCATI MULTISTRADA 620
Maggio 20th, 2006 by Mr.Cbr
LA PROVA:
La posizione di guida della Ducati Multistrada 620 è a metà tra l’enduro stradale e la supermotard. La sella è alta e un po’ dura, ma ampia: sopra, ci si muove bene. Le pedane sono abbastanza basse e centrate, le gambe si piegano senza fastidi e le ginocchia trovano spazio nelle larghe svasature del serbatoio. Il manubrio è vicino al busto, leggermente alto e aperto, la schiena sta dritta. Il passeggero siede quasi come su una sportiva: sella più alta dell’anteriore e piuttosto dura, poggiapiedi abbastanza vicini. Una robusta maniglia permette però di reggersi bene.
Il moderno quadro strumenti è raccolto e davvero completo. Si notano il contagiri analogico rotondo e l’ampio schermo a lettura digitale con tachimetro, orologio, temperatura dell’olio, livello del carburante e computer di bordo. Quindi le spie di servizio. Ben fatti e pratici da usare i blocchetti elettrici. Le leve al manubrio non sono regolabili.
Non è difficile spostare la MTS 620 a motore spento, perché non pesa molto, ma per girare in poco spazio bisogna fare un po’ di manovre. Facile da azionare la stampella laterale. I retrovisori vibrano poco, offrono, però, una visuale ridotta. In compenso, clacson e proiettore anteriore sono potenti ed efficaci. Spazio per gli oggetti? Praticamente zero: sotto la sella posteriore ci stanno solo i documenti. Altro piccolo problema: i meno alti incappano con la gamba nella maniglia del passeggero quando salgono e scendono dalla moto. Per quanto riguarda il motore, il bicilindrico a L di Borgo Panigale, a dispetto della cubatura, vanta una discreta verve ed è un gioiello di fluidità. Per avviarlo basta sfiorare il pulsante e una volta acceso si scalda subito. La tonalità di scarico è soffocata dalle norme antinquinamento, ma sempre particolare e comunque la rumorosità meccanica è contenuta rispetto ad altri motori Ducati. Molto regolare l’erogazione della potenza: non strappa superati i 2500 giri e cresce sino ai 4000. Tra i 4000 e i 5000 giri si registra un lieve calo della progressione, che riprende però decisa fino ai 9000: da qui conviene cambiare marcia, perché la spinta si stempera sino ai 10250 giri, punto in cui interviene il limitatore. Le accelerazioni sono vivaci, a patto di tirare bene le marce, le riprese robuste anche con i rapporti lunghi. Il cambio è un po’ duro ma preciso negli innesti, rapido e dalla corsa corta, eccettuato il passaggio tra prima e seconda. La frizione è pastosa e progressiva, ma lo sforzo alla leva nel traffico si fa sentire.
La guida della MTS 620 è intuitiva ed efficace. L’equilibrio della ciclistica, il peso ridotto e i favorevoli bracci di leva del manubrio garantiscono un’agilità guizzante: discese in piega e cambi di direzione sorprendono per velocità. L’assetto è molto stabile e anche sullo sconnesso le sospensioni mantengono la Ducati sulla “traccia” ideale. L’unico appunto è all’avantreno, a volte poco comunicativo. Sulle buche più profonde le molle della forcella sono un po’ troppo morbide, tanto che si è costretti a volte a fidarsi della moto, senza “sentire” bene la ruota anteriore: fiducia mai tradita, per la verità. La “620” ha un comportamento neutro se non si spreme il motore: accelerando forte fuori dalle curve, infatti, il retrotreno affonda e la Multistrada allarga leggermente la traiettoria. Quanto alle possibilità di piega, sono davvero elevate, da sportiva pura.
L’impianto frenante è decisamente buono. Il doppio disco anteriore è potente, pronto, ben modulabile, ma la leva è un po’ spugnosa e per ottenere forti decelerazioni bisogna tirarla con forza. Il disco posteriore ha un mordente adeguato ed è molto gestibile. Niente paura nelle staccate più decise: 
la MTS resta incollata alla strada, come se corresse sui binari. Ottimi gli pneumatici Pirelli Diablo di primo equipaggiamento. Veloci a scaldarsi, hanno un profilo rotondo, tanto grip anche nelle pieghe estreme e non raddrizzano la moto quando si frena scendendo in piega.
Il comfort è molto soddisfacente. Sella dura e calore dagli scarichi a parte, che nei viaggi più lunghi danno qualche fastidio, la posizione di guida è comoda, le vibrazioni più che accettabili, le sospensioni efficaci su fondi dissestati e il riparo aerodinamico superiore alle attese.
Fonte: Corriere della Sera
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